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La Signora Boldrini non ama le FF/AA - Sergio Bonci - Dom. 03/06/2017

Ultimo aggiornamento Sabato 03 Giugno 2017 18:31 Scritto da Sergio Bonci Sabato 03 Giugno 2017 14:54

E’ tutta questione del....

... fatto che la Signora Presindentessa della Camera dei Deputati, ieri in occasione del 2 giugno, festa della Repubblica Italiana, non solo non abbia appuntato sulla sua giacchetta rosso corallo la coccarda tricolore che tutti gli altri parlamentari avevano in mostra sulla parte sinistra della giacca, ma, che non abbia nemmeno voluto sorridere al passaggio della Brigata Folgore, tanto amata ed applaudita dai presenti.

Tutti sono a conoscenza che la suddetta non apprezza  coloro che indossano una divisa militare e che, al massimo apprezza solo coloro che si dedicano ai Servizi Civili, stante il suo risaputo antimilitarismo.

Sarà il fatto che ho sempre considerato mio padre un eroe non solo per essersi beccato due pallottole in corpo durante una azione a fuoco, dove per altro con il suo coraggioso sacrificio ha salvato molte vite dei suoi soldati. Tutto questo è accaduto durante la seconda guerra mondiale, per la quale dovette lasciare una giovane moglie ed un figlioletto (io), di un anno e tre mesi per rivederli dopo circa 6/7 anni e malgrado tutto ritenersi fortunato.

La stessa cosa non è accaduto al giovane soldato, che il sottoscritto, allora caporalmaggiore della contraerea di stanza a Lodi ebbe l’onore di traslarne le spoglie per anni conservate dentro una cassettina di stagno, allorché ritornò dall’Albania per venire sepolto in una cittadina molto vicino Lodi della quale non ricordo il nome dal momento che sono trascorsi 58 anni. 

Ciononostante, ricordo molto bene quel giorno per la fatica e l'emozione. La fatica dovuto al fatto che gli avambracci mi si erano indolenziti oltre misura durante l'avvicinamento al cimitero posto fuori della cittadina, inoltre, l'emozione dovuta al fatto che la popolazione tutta volevano toccare la cassettina con i poveri resti e vi appoggiavano sopra fiori ed altri oggetti di culto i quali non facevano altro che appesantirne l'urna, la banda musicale che suonava inni struggenti che frastornavano il sottoscritto nonché il picchetto d'onore. 

L’unico omaggio personale nei confronti di quel ragazzo che aveva sacrificato la sua giovinezza per la Patria, (allora in Italia dire patria non era ancora disdicevole), aumentava la mia ostinazione nel volerlo accompagnare presso la sua destinazione malgrado il timore che da un momento all'altro le mie braccia potevano cedere fino a farmi appoggiare in terra l'urna  con tutti i fiori gli oggetti posati sopra e la bandiera tricolore con le proprie insegne militari. NON mollai e ne fui fortemente appagato.

Che altro dire dell’allora servizio militare? Che vi era tanta amicizia sincera fra noi ragazzi, e tanta voglia di “fare squadra”, come asserito proprio ieri dal nostro attuale Presidente della Repubblica e, soprattutto, di tanta, ma tanta generosa umanità che nasceva spontanea tra noi.

 Ricordo, di un nostro amico napoletano (che figura nella foto), avendo dovuto lasciare il proprio lavoro per fare il soldato di leva, era costretto a mandare la  propria “decade” alla mamma attraverso una semplice busta da lettere.

Avendolo “sgamato”, un giorno chiesi alla mia squadra della quale ero responsabile in qualità di caporalmaggiore, mi feci promotore di una colletta tra noi amici in maniera che ebbe più di una volta,  l’"obbligo" di inviare alla famiglia una congrua sommetta attraverso dei “vaglia telegrafici” spediti direttamente dall'ufficio postale di Lodi, anziché servirsi della busta da lettere troppo rischiosa. 

Oggi, la leva non esiste più, quindi ritroviamo una gioventù alla ricerca di se stessa attraverso i melliflui “social” per cui spesso ci tocca leggere le cronache relative a “belene blu” ed altre cosacce.

Sergio Bonci

 

 

     

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